NULLA DI CIÒ CHE È UMANO È ESTRANEO A ME
"Homo sum" è la parte sottesa della citazione (Homo sum) humani nihil a me alienum puto, tratta dall'Heautontimorumenos, commedia di Publio Terenzio Afro, che costituisce il titolo della personale di Irene Raspollini. In quel “sono un essere umano” o, più semplicemente, “sono umano” è racchiuso il senso intimo dell'arte e della sua funzione aggregante ed esplorativa. La commedia di Terenzio narra di un'incomprensione tra padre e figlio, che porta quest'ultimo a partire mercenario per combattere in Asia.
L'assenza di empatia, lo stacco generazionale, la diversa percezione di tempo e prospettiva sono tra le cause delle fratture di questo nostro presente. L'arte è chiamata a mostrarcene le prospettive unificanti, a stabilire un punto di vista proiettivo e insieme rassicurante: l'essere umano ha conosciuto crisi e contrasti, ma l'umanità è sopravvissuta, arricchendosi in molteplicità e stratificando esperienze e capacità relazionali.
Troppo facile scivolare nel passatismo, o proiettare in un futuro manipolato dalla disillusione nel presente l'accettazione di questa umanità.
Il confronto con i ritratti di giovani nel loro tempo, attuale e meno, ci accompagna nella visione indagativa dell'artista, nel suo cercarne con pazienza e gentilezza il presente. Qualunque sia, sia stato, o sarà il loro destino, li ferma in quel momento sospeso tra cicatrici e speranze, sul punto di un sorriso. Ci lascia alla ricerca dello sguardo, spesso distolto, a volte addirittura negato. Un invito a guardare oltre, a cercare altrove il senso intimo dell'identità. I corpi parlano, uniscono e raccordano ciò che gli è avvenuto e sta per accadergli.
Corpi-luoghi, spazi fisici, contenitori di emozioni e ambizioni, che contribuiscono attivamente alla conoscenza e alla consistenza delle emozioni. Luoghi quindi autobiografici per eccellenza e artistici per vocazione, dove sperimentare il sé prima di renderlo pubblico, condividerlo.
Strettamente conseguente diventa l'esplorazione artistica nella sua funzione di mostrarci una via alla bellezza, intesa come migliore umanità, come possibilità intrinseca, anche se in alcuni momenti meno luminosa. Non è un caso se i ritratti sono di giovani: come Clinia torneranno dalle loro guerre e avranno ragione sugli anziani Menedèmo, ché loro è il domani.
E per fortuna.
Sandro Fracasso
DIPINTI
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